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Casertavecchia: un gioiello medioevale

Devo dire la verità: la Campania è piena di meraviglie che il mondo intero conosce, come Napoli o la Costiera Amalfitana, di altre che il mondo dovrebbe conoscere, come Benevento o Salerno ed altre ancora, ma non pensavo di poter imboccare in macchina una stradina che sale su una collina e trovare… un gioiello medievale! Un bellissimo borgo in cui sembra di tornare indietro nel tempo, o di essere catapultati quasi in un set cinematografico: edifici bassi di pietra, stradine strette in basolato, il Duomo, il campanile, il castello. Sono rimasto a bocca aperta.
Ma andiamo con ordine: Casertavecchia sarebbe, in un certo senso, il centro storico di Caserta, ma non sorge propriamente nella città di Caserta che tutti conosciamo, ma bensì su un cocuzzolo dei Monti Tifatini, a 10 km da Caserta.

Già da prima dell’anno Mille c’era in questo luogo un insediamento longobardo dove avevano trovato rifugio gli abitanti della pianura in periodi di continue guerre e distruzioni. Con il susseguirsi del dominio longobardo, normanno e svevo l’insediamento è cresciuto fino a diventare un centro importante e prestigioso. Solo con l’arrivo degli Aragonesi e poi dei Borboni la vita ha ripreso – ironia della storia – a trovare una collocazione migliore in pianura, dove sorge la Caserta che tutti conosciamo, con la stupenda Reggia, Patrimonio Unesco.

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Una passeggiata a Casertavecchia è come un salto fuori dal mondo, dal rumore, dal caos, dalla frenesia, dall’asfalto. Il mondo resta lì sotto, e la vista su Caserta e sulla Reggia è molto bella e panoramica. Ma il mondo moderno sembra lontano da qui. Qui quasi ti aspetteresti di incrociare per strada un cavaliere con la sua corazza e il suo elmo, o un frate uscito da qualche “Nome della Rosa”.

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Certo, essendo un luogo turistico, i negozi e i ristoranti non mancano, è normale, ma non sono opprimenti come in altre località di maggior richiamo. Ma vale la pena visitare Casertavecchia?

Cosa vedere a Casertavecchia

Cattedrale di Casertavecchia

Oltre a poter passeggiare in questa serenità, Casertavecchia conserva dei veri gioielli architettonici. Sicuramente il primo tra questi è la Cattedrale, consacrata a San Michele Arcangelo, terminata nel 1153, e rimaneggiata in epoche successive. Questa sequenza di interventi architettonici sulla Cattedrale fa sì che al suo interno si mescolino in modo composto, semplice ed elegante, stili diversi, dal normanno-siculo, al romanico (simile a quello pugliese) al benedettino (come l’abbazia di Montecassino). Il suggestivo campanile aggiunge un’ulteriore influenza stilistica, quella pre-gotica, a questo complesso.

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Castello di Casertavecchia

Un altro edificio molto suggestivo è il Castello, anche se forse è più corretto dire “sarebbe” il Castello, nel senso che ne sono rimasti alcuni edifici, ma purtroppo non sono visitabili. Tuttavia, sbirciando nella recinzione, si intravede un complesso ampio, molto bello e riconoscibile, tutt’altro che un semplice rudere. Tuttavia l’unica visita possibile consiste appunto nel cercare di intuirlo dall’esterno. Ci saranno immagino validi motivi, però la sensazione di perdersi qualcosa di bello ed interessante resta in chi, come noi, può solo sbirciare attraverso la recinzione.

L’unica struttura del castello che si può vedere senza ostacoli, ma non visitare all’interno, è la torre circolare, risalente alla ristrutturazione voluta nel periodo della dominazione sveva nel XIII secolo. La torre è imponente, è un edificio circolare costituito da blocchi di tufo squadrato che poggiano su una base in pietra calcarea con un particolare incastro “ad unghie” che si infilano nei blocchi di tufo. Guardando la torre ho pensato subito che fosse una struttura così grande e possente che probabilmente doveva essere percorribile lo spazio all’interno del suo muro perimetrale, come mi è accaduto di vedere in altre torri medievali. In effetti ricerche successive me l’hanno confermato. Ed ho peraltro scoperto che si tratta della seconda torre di cinta urbana più grande d’Europa, con i suoi 30 metri di altezza per 19 di diametro, dopo la torre di Costanza di Aigues-Mortes, in Francia.

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Miti e leggende di Casertavecchia

Casertavecchia, da diversi anni, ha assunto come proprio simbolo popolare, se così si può dire, lo spiritello, che anche noi abbiamo comprato. Si tratta, da quello che ho potuto capire, di un mito recente, creato da una artista tedesca, Ursula Pannwitz, deceduta qualche anno fa, che anni addietro comprò una casa nel borgo ridotta quasi ad un rudere, la ristrutturò e la chiamò la “casa delle bifore”, che si riconosce passeggiando nel borgo, in una stradina che porta alla piazza del Vescovado. In questa casa-laboratorio la signora Pannwitz prese a produrre artigianalmente dei piccoli folletti cavi in ceramica con espressioni spiritose; Ursula ha voluto trasmettere il processo creativo degli spiritelli ad altri artigiani locali, affinché questo simbolo non morisse con lei.

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All’interno di questi “spiritelli” si conserva un desiderio scritto su un pezzo di carta, si chiude il coperchio, e il folletto fa sì che il desiderio si avveri. Si tratta di piccole creazioni artigianali ben auguranti, che riprendono un po’ la tradizione antichissima degli oggetti apotropaici. Ovviamente noi abbiamo seguito alla lettera la tradizione!!

(Testo di Blog Ignorante)

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